L’ingegner Aldo Costa, oggi direttore tecnico della Dallara, ha ricevuto la 15esima edizione del premio Cavallino dal Ferrari Club Abbiategrasso presieduto da Paolo Pavesi. Dopo Mario Isola, Antonello Coletta e Robert Kubica (solo per citare gli ultimi) ecco un’altra eccellenza del Motorsport. Un riconoscimento che ha premiato gli uomini oltre ai risultati.
Il ragazzino che passava i pomeriggi in officina dal papà e dallo zio, sporcandosi le mani e leggendo Autosprint oggi ha a casa 26 titoli mondiali di Formula 1 (tra Ferrari e Mercedes). Credo sia un record assoluto. Al liceo quando la professoressa chiese di disegnare la proiezione ortogonale di un oggetto a scelta, lui disegnò una Formula 1… E oggi quel disegno ce l’ha ancora a casa per ricordarsi da dove era partito.
Sul palco dell’ex convento dell’Annunciata ha raccontato la sua vita da corsa, i sei mesi in Abarth, il sogno F1 realizzato in Minardi e poi proseguito in Ferrari (con i mondiali di Schumacher e Raikkonen ) e in Mercedes (con quelli di Hamilton e Rosberg) e oggi l’avventura in Dallara un gioiello italiano che lavora con 9 costruttori mondiali in tutte le categorie (della collaborazione con la Ferrari nel Mondiale Endurance vi ho raccontato).
L’ ingegnere emiliano (è nato a Parma il 5 giugno 1961, 5 giorni dopo di me) ci ha raccontato come ha insegnato agli inglesi a bere lambrusco e apprezzare alte delizie italiane come i cantucci e il vin santo: “Vedevo che nessuno celebrava quando si ottenevano dei risultati, allora ho cominciato a portare una bottiglia di prosecco. Poi man mano che la squadra si allargava ho dovuto cominciare a portare sei, poi dodici, l’ultima volta ho dovuto portare sei casse per brindare tutti…”.
Interessante quando, parlando delle differenze culturali tra Italia e Inghilterra, ha parlato delle difficoltà che può aver provato Hamilton arrivando in Ferrari: “Lewis è un inglese-inglese, ha solo sempre lavorato in Inghilterra. Come me che sono italiano e non avevo mai lavorato all’estero. I primi mesi per Lewis saranno stati durissimi per ritrovarsi con i meccanismi, per inseguire la competitività. Lewis è una persona che ha bisogno di lavorare con un gruppo abbastanza ristretto di persone, di fidarsi ciecamente di queste persone, il suo ingegnere di pista, il direttore tecnico, il capo progettista e deve sentire che queste persone lavorano con lui per spingerlo a vincere. Lui è l’alfiere del team e si deve sentire in questa posizione. Se non si sente in una situazione così perde un po’ di prestazione. A lui piace l’idea di essere l’eroe con tutto il team dietro di lui. Capisco che possa aver avuto delle difficoltà anche perché si è trovato un compagno di squadra molto veloce che conosceva la squadra da anni ed era amato e stimato. Con lui bisogna stare molto attenti, stimolarlo, seguirlo”. Un racconto interessante.
Il segreto di un team vincente sta nel capire i propri errori e imparare a non ripeterli, anche se l’ingegner Costa ha più rimpianti che altro. “I rimpianti di non aver insistito per fare qualcosa prima in Minardi e poi anche in Ferrari, se avessi insistito per avere certe cose forse sarebbe cambiata la storia”. Poi quando è arrivato in Mercedes da direttore tecnico, la musica è cambiata. Era lui a decidere. “Ma in Ferrari c’era una struttura che proteggeva il gruppo degli ingegneri senza mai colpevolizzare qualcuno. La Ferrari di quel periodo è stata un modello per tutti e non è un mistero che tante persone uscite da quel gruppo abbiano poi avuto successo”. Basta pensare a Domenicali, Stella, Binotto…
Aldo Costa ha vinto dovunque, poi avvicinandosi ai 60 anni ha deciso di cambiare vita, lasciare la Formula 1 (lo avevano cercato anche Marchionne e Arrivabene) per tornare a casa e portare la sua esperienza al servizio della Dallara. Un ritorno a casa visto che Giampaolo era stata la prima persona che aveva incontrato dopo la laurea ed era stato lui a indirizzarlo verso l’Abarth…
Una bella storia di successo. Un bellissimo Premio Cavallino. Ancora una volta dal racconto di un grande tecnico e uscita la storia di una grande persona.


